L'origine dei Vassè Pietramellara è certamente francese. Le prime notizie della famiglia, secondo i documenti che si trovano nell'archivio genealogico Pedrelli, solo legate ad un antico castello feudale che si trova nelle vicinanze di Parigi, il castello di Vassè, da cui presero il nome. Da questo luogo, Adamo Vassè, nella seconda metà del XIII secolo, al seguito di Carlo D'Angiò, si mosse verso l'ltalia alla conquista del regno di Napoli e qui si stabilì, avendo avuto dono i castelli di Ducenta e Macerata. Le loro fortune non videro mai il tramonto, anzi si rafforzarono grazie al figlio di Adamo, Roberto, il quale, particolarmente scaltro negli affari, giunse alla carica di governatore della terra di Pietramellara, che si trova vicino a Teano, da cui acquisì il secondo cognome.
Il primo a giungere a Bologna alla fine del XV fu Giacomo, pronipote di Adamo, di cui abbiamo le prime notizie nel 1496, allorquando ricoprì la carica di professore di astronomia e matematica all'ateneo bolognese, cosi come riportato anche da uno dei quattro bassorilievi in terracotta con le iscrizioni latine, apposti da Giacomo De Maria (1762-1838) sulla facciata del palazzo Vassè Pietramellara, per ricordare ai posteri i fasti della nobile famiglia: IACOBUS VASSEUS PETRAMELLARIUS ACCITUS AB IOH BENTIVOLO II MATHEMATICAM DOCUIT ET EO NOMINE IN CITATEM ADSCRIPTUS EST. I discendenti seguirono le orme illustri, divenendo anch'essi insigni professori. Ma il momento di maggiore ascesa sociale avvenne con Lorenzo, dottore in medicina, ma soprattutto abile mercante che ottenne, nel 1564, una concessione mineraria per l'estrazione di minerali metalliferi nella montagna bolognese, fonte di grandi ricchezze. Inoltre, Lorenzo, imparentò la famiglia con i più alti gradi dell'aristocrazia cittadina consolidando la strada verso l'ascesa alle più alte cariche. La consacrazione definitiva delle Fortune dei Pietramellara si ebbe nel 1644 con Giovanni Antonio, nipote del citato Lorenzo, cameriere segreto di Urbano VIII, nominato senatore di Bologna, dal neoeletto papa Innocenzo X. La dignità senatoriale continuo. fino alla fine del Settecento con la soppressione del Senato. A metà dell'Ottocento, estintosi il ramo senatoriale con Adolfo, che morì neI 1898, un ramo collaterale della famiglia si trasferì definitivameme a Roma ed il palazzo avito, dopo vari passaggi di proprietà, e. pervenuto alla famiglia Sassoli de. Bianchi ai quali appartiene tuttora.
Dalla residenza Vassè Pietramellara non si ha notizia specifica fino al 1513, data in cui fu comprata una piccola parte dell'edificio posto tra l'antico borgo Salamo, attuale via Farini e la recente via Goidanich (1963).
La costruzione del palazzo non dovette procedere molto alacremente se ancora cinquant'anni dopo, nel 1563, i Vassè continuavano ad acquisire piccole porzioni di fabbricato per il completamento dell'edificio verso l'attuale galleria Cavour. Quest'ultima prese il posto, nel 1962, del vicolo Bocca di Ragno, sempre di proprieta. Pietramellara, gia. chiuso da un portone di legno nel 1624, che serviva "per utilizzare alli negozianti il commercio della piazza" (Banchieri, 1635). Ma gia. nel 1555 nei Partiti del Senato viene registrata una concessione di trasporto di pietre a favore di Lorenzo Pietramellara. Probabilmente l'unita. compositiva interna del palazzo si raggiunse solo negli anni tra il 1674 e il 1695, allorquando, sotto la sapiente direzione di Gian Giacomo Monti (1620-1692), furono in parte rifatti gli interni e tutta la parte posteriore del palazzo, con l'eccezionale inquadramento scenografico del nuovo portale barocco.
A questa ristrutturazione, secondo un 'ipotesi del Galeati ancora da verificare, partecipo. anche l'architetto Luigi Casoli (1659-1739), in particolare per "il prospetto delle statue e scalinata nella loggia" (Galeati,Ms.B. 4O42).
Nella stesso periodo Gabriele Brunelli (1615-1682) eseguì le quattro allegoriche in arenaria che raffigurano la Giustizia, la Fortezza, l'Abbandono e l'Onore ai lati del portale del secondo cortile ed anche le altre quattro, poste entro nicchie lungo le rampe dell'ampio scalone, sempre in arenaria ma verniciate a bronzo, che rappresentano l'Onore, una Madonna con Bambino, e le Virtù della Fortezza e della Prudenza, impersonate dalle figure virili secondo un'iconografia alquanto insolita, come ha gia. segnalato Riccomini.
Nel 1771 il portico del palazzo era ancora cosstruito con "15 pilastri di pietra e colonne di legno, ed in parte con muricciolo" (ASB, Assunteria d'Ornato, Partitorum, Libro 58). Per assicurare maggior prestigio e gloria alla proprietà, il 26 marzo 1791, la marchesa Angiola Zambeccari, vedova Pietramellara, ottenne, la concessione dall'Assunteria d'Ornato "di erigere diversi pilastri di pietra per formare un nuovo portico e facciata al suo palazzo in via Borgo Salamo (attuale via Farini, n.d.r.), occupando percio. piedi 33 e oncie 8 di pubblico suolo nell'interno del portico del suddetto palazzo" (ASB, Assunteria d'Ornato, Partitorum, Libro 58). Il progetto fu affidato ad Angelo Venturoli (1749-1821), che qui lavoro. poco prima di mettere in mano al più conosciuto progetto per palazzo Hercolani. Per motivi ancora sconosciuti, lascio., come appare evidente, l'opera incompleta interrompendo lo sviluppo ascensionale dalla facciata all'altezza del porticato.
Le vicende della Famiglia Pietramellara, la sua crescita sociale, politico e culturale, i mutamenti della sua residenza in via Farini, furono sottolineati anche da eventi ed iniziative nel campo della pittura e della decorazione. Intatti, a detta del Frati, la quadreria di famiglia, nel settecento, era costituita da un centinaio di opere fra cui un Tiziano, un Carracci e alcuni Guercino. La galleria seicentesca con la volta a botte e nicchie aperte alle pareti in capo allo scalone e. interamente affrescata con Trionfo di Urania e altre figure allegoriche, opera di una sapiente collabrazione tra Domenico Santi detto il Mengazzino (1621-1694) per quello che riguarda le figure.
Inoltre vi e. qui tracciata una preziosa meridiana simile, anche se di più piccole dimensioni, a quella di San Petronio, disegnata dall'astronomo Geminiamo Montanari, lettore di matematica dello studio bolognese, nella seconda metà del Settecento. Al piano di nobile si trovano importanti complessi decorativi tardo cinquecenteschi riscoperti nel 1930 durante i lavori promossi dal marchese Filippo Sassoli De Bianchi.
Il recente restauro condotto da Maricetta Parlatore Melega ha fatto riemergere altri due cicli di affreschi che arricchiscono con significative curiosita. iconografiche il patrimonio decoorativo del palazzo. Malvasia nella Felsina pittrice (1678) informa che il Pittore Giovan Battista Cremonini "opero. a casa Pitramellari' nel cortile, nella cappella e dispose in tutte le stanze "fregi e fughe adorne di storie".
Giovan Battista Cremonini (155O c.-161O) è una personalità ancora trascurata dagli studi: formatosi nel clima tardo manieristico bolognese, dirige a Bologna un'avviata bottega in grado di accogliere le richieste di prestigiosi committenti per la decorazione di palazzi e ville. Un abilità decorativa dove il pittore sfrutta anche le sue qualità di "meccanico" (Malvasia, 1678) apparatore di effimeri allestimenti teatrali. Alle poche testimonianze rimaste di una lunga e feconda produzione, si aggiungono i cicli decorativi di palazzo Vasse. Pietramellara che costituiscono una preziosa acquisizione per la conoscenza della pittura murale di fine Cinquecento a Bologna. Nell'età dei Carracci, Giovan Battista Cremonini e la sua bottega svelano in questi affreschi un poliedrico sperimentalismo: un raffinato gusto tardo manieristico nelle grottesche e nei marginalia decorativi (erme, cartigli, ecc.) si accompagna a un realismo descrittivo di marca fiamminga che lascia intravedere la conoscenza di stampe ed incisioni nordiche, mentre si notano cauti accostamenti alle novità del naturalismo carraccesco. La complessità del progeno iconografico riflette gli interessi culturali e scientifici della committenza che intrattiene privilegiati rapporti con lo Studio bolognese.